Fonte: canale YouTube Sigurdur Atlason
L'Islanda nel XVII secolo non doveva essere un luogo troppo tranquillo in cui vivere: tra disastri naturali e clima difficile, incursioni dei pirati e una notevole disparità economica tra diverse classi sociali. Quest'ultimo aspetto portò molti cittadini a rivolgersi alla stregoneria come ultima risorsa per stravolgere le loro vite miserabili.

Il cristianesimo divenne ufficiale intorno all'anno 1000, ma la precedente cultura pagana rimase in qualche modo radicata in Islanda e le due religioni si fusero, mescolando riti e credenze. Nella cittadina di Holmavik, sulla costa occidentale dell'isola, c'è il piccolo e stravagante museo della stregoneria, lo Strandagaldur, un luogo dedicato alle pratiche occulte diffuse nel Paese nei secoli passati.

Il museo è la principale attrattiva turistica della città, è situato vicino al porto e ad esso sono stati assegnati anche dei premi. Quasi tutti i condannati per stregoneria furono maschi. Gran parte delle pratiche per cui furono accusati erano semplicemente legate ad antiche tradizioni vichinghe, ma per i cacciatori di streghe e stregoni locali si trattava di una sorta di segreti occulti, tenuti nascosti, che costituivano una prova sufficiente per mandare al rogo una ventina di persone.

In mostra ci sono pantaloni fatti di pelle umana che dovevano garantire una ricchezza illimitata, legni magici, strane creature a due teste che aiutavano a rubare il latte di capra di qualche vicino. Una collezione di strani reperti che ha richiesto molti anni di ricerche su testi antichi e annali.ISLANDA: il macabro museo della stregoneria di Holmavik ISLANDA: il macabro museo della stregoneria di Holmavik

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