Bufera sul 5G Bufera sul 5G È BUFERA sul 5G, la nuova tecnologia per le telecomunicazioni che prometteva trasmissioni dati a velocità straordinarie; purtroppo stanno emergendo drammatici effetti collaterali con una terribile conseguenza: le previsioni METEOROLOGICHE, infatti, potrebbero ANDARE IN TILT e dunque sbagliare TUTTO, una volta che questa nuova tecnologia si sarà diffusa in maniera importante. Vi spieghiamo perché.

Le nuove tecnologie collegate agli smartphone, in futuro non così lontano, potrebbero tarpare le ali alle potenzialità delle previsioni meteo che, specie negli ultimi anni, hanno fatto passi da gigante.
Le frequenze millimetriche 5G nella banda 26 GHz, impiegata anche in Europa, potrebbero infatti ridurre la capacità dei sistemi meteorologici di prevedere le tempeste più pericolose e non solo. Il tema in questo momento è molto dibattuto a livello globale poiché si è rilevato un forte e discusso conflitto con l'accuratezza delle rilevazioni satellitari.La principale criticità, secondo gli esperti, è derivata dal fatto che tali frequenze possono trarre in inganno la sensoristica dei satelliti dedicati alle previsioni del tempo: in sostanza, gli occhi elettronici che monitorano dall'alto rischiano di essere fuorviati e condizionati nelle valutazioni sulla consistenza di pioggia, neve, nuvole, etc, rischiando di inviare delleinformazioni FALSE.

"Questi dati sono fondamentali per la nostra capacità di fare previsioni", ha sottolineato Niels Bormann, che lavora al centro meteorologico di Reading."Sono una risorsa naturale unica, e se perdiamo questa capacità, le previsioni meteorologiche peggioreranno significativamente". Bormann sostiene che potrebbe essere complicato identificare le differenze tra una zona di emissione di segnale 5G e la presenza di vapore. "Questo comprometterebbe la nostra capacità di fare previsioni accurate".

Nel concreto, in base all'attuale piano di lancio 5G, i satelliti potrebbero arrivare a perdere addirittura quasi l'80% dei dati che stanno ora raccogliendo, riducendo la capacità previsionale di circa il 30%, il che equivale a tornare sostanzialmente ai livelli del 1980.