Burian a due passi dall'ItaliaBurian a due passi dall'ItaliaIn questi giorni hanno fatto il giro del web le immagini delle bufere di neve, innescate dal temibile vento di Burian, che hanno travolto l'Europa orientale, proprio a due passi dall'Italia.
In molti ci state chiedendo: "ma arriveranno anche da noi"? Analizzando il quadro meteorologico previsto nei prossimi giorni possiamo ora darvi una risposta concreta, tracciando poi anche una tendenza per un avvio di febbraio che si preannuncia molto interessante.

Partiamo col dire che con il termine Burian si identifica un vento gelido nordorientale che durante il periodo invernale soffia sulle gelide e sterminate lande siberiane o le steppe kazake diretto verso gli Urali e le pianure sarmatiche. Spesso esso si spinge in Asia sin verso lo Xinjiang (Cina), mentre più raramente valica gli Urali invadendo l'Europa. Il termine deriva dalla lingua russa o ancora prima dal turco buragan, che significa "vento molto forte". In effetti le raffiche di vento possono raggiungere i 100 km/h spesso accompagnate da tormente di neve che portano a drastiche riduzioni di visibilità, aumentando di molto la sensibilità al freddo.

Origine geografica. Il tutto ha inizio nelle sterminate pianure e steppe tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell'Asia centrale. Qui durante il periodo invernale il forte raffreddamento, indotto da una ridotta radiazione solare e dalla lontananza dal mare, porta alla formazione di un gelido strato d'aria dello spessore di pochi chilometri d’altezza definito in termine tecnico “pellicolare”. L'aria gelida da origine al famoso anticiclone Russo-Siberiano, un anticiclone termico che a differenza di quelli dinamici (come quello delle Azzorre) non sempre è sinonimo di tempo stabile e soleggiato.

Cause scatenanti. Solo con determinate configurazioni bariche il Burian riesce ad invadere l’Europa. Infatti, come conferma anche il passato climatologico e la letteratura scientifica perché ciò avvenga deve venirsi a creare un preciso schema barico sul vecchio continente, il così detto "Ponte di Woeikoff": in pratica si origina quando l'alta pressione delle Azzorre si allunga dall'Atlantico fino a raggiungere la Scandinavia, saldandosi in parte con l'alta pressione russo siberiana. Il flusso gelido prima descritto inizia a fluire come un vero e proprio “fiume d’aria” lungo il bordo orientale del ponte altopressorio spingendosi verso il cuore dell’Europa, dove penetra con gelidi venti da Nord Est che portano un tracollo termico e locali eventi di blizzard (tempeste di neve).

Ed è proprio quello che è accaduto negli ultimi giorni tra Grecia e Turchia, dove si sono registrate vere e proprie bufere di neve. La capitale Atene è stata letteralmente sommersa da 40/50 cm di neve fresca in pochissime ore regalando cartoline da fiaba con l’Acropoli immersa in atmosfere più tipiche delle Alpi che non del mar Egeo. Secondo Costas Lagouvardos, direttore di ricerca dell'Osservatorio nazionale di Atene, si tratta dell'ondata più fredda dal 1968.

E in Italia? Un veloce blitz artico potrebbe colpire alcune regioni del nostro Paese tra la seconda parte di lunedì 31 gennaio e martedì 1° febbraio. Nel dettaglio l'arrivo di correnti d'aria molto fredde in discesa dal Nord Europa favoriranno la formazione di un vortice ciclonico sul medio e alto Adriatico che scatenerà le prime precipitazioni, a partire dall'Emilia Romagna, con nevicate fin verso i 900 metri di quota. Successivamente il peggioramento si estenderà al Centro-Sud dove non mancheranno rovesci temporaleschi anche di forte intensità accompagnati da venti intensi e molto freddi dai quadranti settentrionali. Attenzione perché visto il calo delle temperature tornerà anche la neve che scenderà sotto forma di vere e proprie bufere di neve sulle zone interne con fiocchi fino in collina (intorno ai 4/500 metri), con Marche, Abruzzo e Molise favorite.